Canivet: l'antica arte della carta

Data di inserimento: 21/07/2009
Capita, a volte, facendo questo lavoro che ho il privilegio di fare (perché per me, più che un lavoro, è una passione da condividere), di imbattersi in qualcosa di assolutamente nuovo...
O, per meglio dire, di nuovo per me, ma che propriamente nuovo non è. Lo so: è un po' contorto, ma andate avanti a leggere e vi spiegherò
Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di scambiare qualche mail con un gentilissimo signore di nome Vincenzo, che cercava un supporto di cartone perforato per un'arte antica - ma, appunto, assolutamente nuova per la sottoscritta - alla quale si dedica con grande passione e cognizione (come è evidente dalle spiegazioni che mi ha molto cortesemente fornito): il Canivet.
Così mi sono detta: "posso lasciare chiusa in queste mail una così bella forma d'espressione?"... Mi sembrava un vero peccato: come quando ricevi un regalo e lo tieni per te, senza farlo vedere a nessuno!!!
Io non ci sono mai riuscita - lo so, ci vuole anche una buona dose di esibizionismo, direte voi... Ma se è finalizzato a condividere qualcosa di bello e singolare, perché no??!?!?? - e così, ecco qualche notizia sul Canivet, sulle sue origini e la sua diffusione, così come me le ha trasmesse Vincenzo, che ringrazio di cuore per lo stupore che ha saputo risvegliare in me!

Il Canivet è un'arte collegata alle immaginette sacre che in Italia chiamiamo "Santini". Ha radici probabilmente francesi e inizia nel 1200 circa.
Con questa tecnica, le immaginette sacre vengono realizzate con una sorta di laboriosissimo ricamo su un leggero cartoncino perforato, con il bordo traforato simile ad un pizzo. Immaginate la complessità di rendere dei santini in miniatura in questo modo.
Infatti - da qui il detto "ci vuole la pazienza di un certosino" - questi lavori erano inizialmente a totale appannaggio di monaci e suore nei conventi medievali, che li eseguivano come espressione di superiore fede cristiana ed esercizio spirituale , che andasse oltre la preghiera.
Oggi, a muovere gli appassionati di questa arte, come Vincenzo, è soprattutto la soddisfazione che ti può dare un materiale, apparentemente povero, ma in realtà versatilissimo, come la carta, come lui stesso mi ha confermato: "fin da piccolo, ero sempre lì a a sforbiciare ed incollare! E' un materiale bellissimo , in grado di regalare sensazioni tattili e visive straordinarie".

Il cartoncino da canivet, in effetti, è un'evoluzione dell'antica pergamena su cui i santini venivano realizzati secoli fa e, pensate, che in un'asta in rete ho perfino trovato un'immaginetta sacra così realizzata che è stata aggiudicata per oltre 800 euro: probabilmente, proprio un esemplare realizzato su carta pergamena, come quelli fatti nel '700 dalle suore, con un piccolo taglierino, chiamato "canif", da cui hanno preso il nome.
"Sono molto molto rari", mi ha spiegato, ancora una volta, Vincenzo. I canivet odierni si basano, come dicevamo prima, su un cartoncino perforato che è stato inventato nella metà del 1800, dall'editore francese Bouasse-Lebel e, se avete voglia, provate a farvi un giro in rete per vederne qualche esempio: so che, amanti del bello come siete, resterete piacevolmente sorprese/i, proprio come me
Per chi vuole cimentarsi e sperimentare questa tecnica, sul nostro sito sono disponibili il cartoncino perforato e due utili guide con diversi schemi disponibili.
Intanto, giusto per cominciare, pubblico molto volentieri qualche esempio/immagine dei lavori di Vincenzo: grazie ancora Vincenzo e grazie a voi che condividerete con me le vostre impressioni!
A presto!
Elena C.

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